WASHINGTON - L'amministrazione del Presidente Donald Trump ha approvato un ulteriore sviluppo su larga scala di petrolio e gas nell'Arctic National Wildlife Refuge (ANWR) dell'Alaska. Secondo le informazioni pubblicate dal Guardian, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha deciso di aprire fino a 1,56 milioni di acri della pianura costiera dell'ANWR a progetti di estrazione di petrolio e gas. La decisione ha immediatamente scatenato una tempesta di critiche da parte delle organizzazioni ambientaliste e delle comunità indigene.
La decisione fa parte di una politica più ampia volta ad allentare le restrizioni alle trivellazioni nell'Artico e a rafforzare l'indipendenza energetica degli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca, si prevede che le trivellazioni porteranno nuovi posti di lavoro e ingenti entrate allo Stato dell'Alaska. I repubblicani sostengono inoltre che ridurrà la dipendenza dalle importazioni di petrolio e sosterrà le infrastrutture nazionali.
Gli ambientalisti avvertono però che si tratta di una mossa dalle conseguenze irreversibili. Organizzazioni come Alaska Wilderness League, Earthjustice e Sierra Club affermano che si tratta di un "vandalismo ecologico" che minaccerà la fauna artica, unica nel suo genere, e sconvolgerà ecosistemi che hanno funzionato senza l'intervento umano per migliaia di anni. L'estrazione mineraria potrebbe compromettere seriamente le popolazioni di renne Porcupine, orsi polari e migliaia di uccelli migratori che utilizzano la pianura artica come terreno di riproduzione.
Anche le comunità indigene, in particolare i Gwich'in, che utilizzano l'area per la tradizionale caccia alla renna, si oppongono all'estrazione. I loro rappresentanti sostengono che l'estrazione minaccia non solo la natura, ma anche il patrimonio culturale e lo stile di vita strettamente legato al paesaggio.
Inoltre, la realtà economica dimostra che i progetti potrebbero non essere così popolari come ci si aspettava. L'ultima tornata di offerte per le licenze petrolifere nella regione si è conclusa senza un solo offerente, il che, secondo gli esperti, dimostra che anche l'industria petrolifera sta iniziando a vedere i rischi ambientali e di reputazione associati alla produzione artica.
Le organizzazioni ambientaliste hanno già annunciato che porteranno la questione in tribunale. Sostengono che la decisione è stata presa senza una sufficiente valutazione dell'impatto sul clima e che viola i processi amministrativi e i diritti delle popolazioni indigene. Non è quindi escluso che la questione dell'estrazione mineraria nell'ANWR diventi nuovamente oggetto di una lunga battaglia legale.
Gli oppositori sottolineano che la mossa dell'amministrazione Trump è emblematica del suo approccio alla protezione dell'ambiente, che privilegia gli interessi economici rispetto alla sostenibilità a lungo termine. Per i sostenitori delle miniere, invece, è un segno di pragmatismo energetico. In ogni caso, l'Artico sta diventando ancora una volta un campo di battaglia tra la visione dello sviluppo economico e la necessità di proteggere l'ultimo territorio veramente selvaggio del Nord America.
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